Qual è stato il ruolo degli intellettuali nel Novecento? E oggi, esiste ancora una voce capace di assolvere quella funzione critica e civile? David Bidussa analizza due epoche contigue: quella dei partiti di massa, con figure come Benjamin, Weil, Arendt e Silone, intellettuali infedeli e impegnati; e quella successiva, segnata dalla crisi della rappresentanza, dove compaiono nuove voci radicali come Sontag, Said, Bauman. Un libro che non racconta semplicemente “la storia degli intellettuali”, ma riflette sulla loro trasformazione e sul loro possibile futuro. Una lettura attuale e necessaria.
David Bidussa, storico e saggista livornese, si occupa di storia delle idee e memoria del Novecento. Tra le sue pubblicazioni: Il mito del bravo italiano (Il Saggiatore, 1994), La France de Vichy (con Denis Peschanski, Feltrinelli, 1997), La mentalità totalitaria (Morcelliana, 2002), Dopo l’ultimo testimone (Einaudi, 2009), Siamo stati fascisti (con Giulia Albanese e Jacopo Perazzoli, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2020).